LA FAMIGLIA

Come abbiamo appreso dal commento di una lettrice di questo blog, ad Amburgo esiste una “Via Tornquist.” E, di fatto, ha effettivamente a che vedere con la famiglia di Ellen Tornquist. Fu il nonno, Alexander Bentalon Tornquist, a dare il proprio nome alla strada. Era un importante imprenditore immobiliare e proprietario di un notevole lotto di terreno ad Amburgo. La strada che porta il suo nome non fu l’unica da lui costruita che richiama il nome di famiglia (esiste anche una Via Alexander che si è autodedicato): i suoi lotti di terreno sono attraversati da strade che portano i nomi dei suoi figli Emilie, Henriette, Max e Otto.

Die Familie auf der Treppe des Hotels
La famiglia Tornquist e la famiglia Henze sulla scala dell’Hotel Trettach a Oberstdorf (dietro, a destra, Ellen Tornquist, in primo piano Alexander Tornquist)

Il partner d’affari di Alexander Bentalon Tornquist fu Harry Fett, la cui figlia Minna Matilde sposò nel 1867 un figlio di Tornquist, anche lui chiamato Alexander, di professione commerciante. Alexander e Minna ebbero due figli: un altro Alexander ed Ellen. Quest’ultima ebbe sempre un rapporto molto stretto con il fratello, da lei soprannominato “Lex”. Lex fu professore di geologia e paleontologia prima a Strasburgo, poi a Königsberg e infine a Graz. Ellen lo visitò spesso e per lunghi periodi di tempo in tutte queste località. Entrambi persero la vita a Graz, insieme alla moglie di lui, Anna Elisabeth, nata Henze, nella villa che Alexander Tornquist abitava in vicolo Gabriel Seidel, nel corso di un bombardamento nel 1944. La villa venne completamente distrutta e con essa quasi sicuramente anche opere e documenti sulla vita di Ellen Tornquist. Questo fu uno dei motivi per cui l’artista fu pressoché dimenticata dopo la Seconda guerra mondiale.

Die Familie mit Geschenken unterm dem Weihnachtsbaum
Ellen Tornquist (a sinistra) trascorreva regolarmente il periodo natalizio insieme alla famiglia del fratello Alexander Tornquist

Ellen Tornquist proveniva, quindi, da una famiglia benestante. Tuttavia, le sue lettere testimoniano il fatto che la donna doveva o preferiva guadagnarsi da vivere autonomamente e spesso si ritrovava a doversi misurare con problemi finanziari. Non dipingeva esclusivamente per passione o come passatempo, ma considerava la sua opera artistica come una vera e propria professione. Come vi riuscì, in un tempo in cui solo molto raramente le donne riuscivano ad accedere allo studio accademico dell’arte, ve lo rivelerò la prossima volta.

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